Il rifugio della passione

Supponiamo tu sia un uomo sulla trentina con una moto, una fidanzata e tanta voglia di comprare casa… La tua dolce metà ne cercherà una con un’ampia cucina abitabile, un soggiorno luminoso, una camera da letto esposta a nord, una zona non troppo isolata per stare tranquilli ma non troppo centrale per evitare il caos…

E tu? Chiaramente non potrai che concordare con tutte le considerazioni che lei farà circa l’immobile in visione, ma nel tuo cuore sai benissimo che l’elemento di valutazione veramente degno di nota per te è uno solo: il GARAGE!

Perché il garage è come un tempio, un luogo dove puoi rifugiarti quando tutto il resto va male, dove il mondo esterno non ti disturba più di tanto, dove puoi coltivare la tua passione con i tuoi tempi, i tuoi modi ed i tuoi errori.

Sarà per questo che quando sono entrato per la prima volta nel garage di LRTeam (La Rosa Team) ho avuto come la sensazione di violare un luogo sacro. Silenzio, tranquillità, motociclette a sinistra, ricambi vari a destra, luce bassa… Passo nell’ambiente successivo e subito mi cade l’occhio su una pila di vecchi serbatoi messi su uno scaffale in alto… E poi un trapano, una fresa, un tornio, un go-kart al centro della stanza, un banco da lavoro con sopra un vecchio monocilindrico aperto e la frizione smontata… E di fronte lui, Nuccio, che mi accoglie con un gran sorriso e mi dice: “Sei Dario vero? Ti ho riconosciuto dalle foto su Facebook!”.

Basta ascoltare Nuccio pochi istanti per capire la dimensione della sua passione per la meccanica ed il restauro. È capace di parlarti per ore di come sia riuscito a ricostruire un registro freno ormai introvabile o di come abbia adattato un paraolio di una forcella da enduro ad un vecchio ammortizzatore di una Gilera Arcore, e mentre te ne parla riesci a vedere chiaramente nei suoi occhi una scintilla di luce.

Nuccio non è stressato, non ha fretta, gli piace trattenersi a parlare di quello che fa… Nel suo garage il tempo non è denaro e non si vive sotto l’assillo di dover lavorare per forza per poter consegnare in tempo un lavoro. Probabilmente è anche per questo che quello che fa gli piace così tanto: se fosse un lavoro non sarebbe libero di sperimentare, giocare, perdere tempo… Dovrebbe finire tutto prima possibile, consegnare, monetizzare, ottimizzare… Probabilmente finirebbe per odiare quello che fa!

Durante la visita conosco anche Saverio, l’altro membro del gruppo. Ci spostiamo quindi dalla “sala motori” ad un altro ambiente separato dove l’LRTeam si occupa di sistemare il telaio, il serbatoio, le sospensioni, etc.

E qui, tra una Guzzi Nevada del ’97 appena rimessa a nuovo, un Leoncino a cui manca solo l’impianto elettrico ed una Norton a pezzi con il telaio appena riverniciato, Saverio inizia a mostrarmi le foto dei loro restauri e a raccontarmi aneddoti ed episodi di vita quotidiana che capitano loro, tipo un serbatoio che sembrava integro invece era bucato o un altro che, a causa della forma irregolare, lo ha fatto letteralmente impazzire mentre cercava di riprodurre le linee originale; i serbatoi infatti, così come molti altri pezzi, venivano anticamente realizzati a mano ed erano tutto fuorché simmetrici, per cui cercare di riprodurre su di essi un disegno dell’epoca manualmente può essere estremamente difficile.

Ho sempre visto con estrema ammirazione chi, come Nuccio e Saverio, ha la passione per il restauro delle moto. Pigliare un vecchio rottame rimasto sessant’anni a marcire in un fienile tra umidità e calcinacci e riportarlo alle condizioni di fabbrica è più di un lavoro: è un’avventura che solo pochi coraggiosi e pazienti artigiani possono permettersi di intraprendere… Perché quel rottame informe e arrugginito ti impegnerà per mesi o anche anni, durante i quali perderai giornate intere a cercare di svitare una vite bloccata, nottate a cercare su internet quella molla spingidisco che ormai non fanno più, mesi a rimettere a nuovo un serbatoio con più buchi di un colapasta, che una volta lucidato, cromato e riverniciato, si prenderà tremendamente gioco di te mostrando l’ennesima imperfezione.

E allora perché sprecare tempo, denaro ed energie in una simile attività? Perché rischiare l’esaurimento nervoso dietro a vecchi catorci che apparentemente non valgono il ferro che pesano? «Cu-ta-fa-ffari???» (domanda molto frequente da queste parti).

Perché nel momento in cui quel pistone rimasto fermo per decenni riprenderà a pulsare animato di vita propria e quella motocicletta un tempo marcia e inservibile riprenderà a camminare sulle sue ruote, tutta la frustrazione e la fatica subite sino ad allora spariranno in un attimo schiacciate dalla soddisfazione di aver ridato vita ad un pezzo di ferro che, da quel momento in poi, porterà nella sua anima anche l’impronta dei suoi restauratori.

Alla prossima, LRTeam!!!

Dario Fiumicello